• Lo spazio come biglietto da visita

Lo spazio come biglietto da visita

Lo spazio come biglietto da visita

Nel 1957, Adriano Olivetti commissiona all'architetto Carlo Scarpa la realizzazione del Negozio Olivetti in Piazza San Marco a Venezia. L'idea dell'imprenditore è che il nuovo spazio diventi un "biglietto da visita" del marchio nella città e nel mondo. Il progetto viene completato in due anni, durante i quali l'architetto non tralascia un solo dettaglio nel progetto o nelle rifiniture. L'intenzione è che questo "biglietto da visita" mostri i valori più alti dell'attenzione tutta artigiana per i dettagli, unita alla produzione più moderna e tecnologicamente avanzata, tipica del marchio Olivetti.

Cinquant'anni dopo la sua inaugurazione e a millecinquecento chilometri di distanza, a Londra, si inizia la ristrutturazione del negozio 'Burberry Regent Street,' seguendo uno dei principi ereditati da Carlo Scarpa, e aggiornati su una scala fisica e tecnologica di maggior portata. Come nel caso precedente, i lavori durano due anni.

Christopher Bailey, direttore creativo di Burberry dal 2001, è l'artefice della trasformazione dell'edificio del diciannovesimo secolo, che si trova al 121 di Regent Street, quartier generale della casa di moda britannica. Figlio di un carpentiere, e con una nota attenzione ai dettagli, Bailey ha portato a termine un'intensa opera di supervisione di ogni singolo dettaglio.

Il nuovo spazio è caratterizzato da una combinazione equilibrata di rifiniture artigianali di gran qualità e sistemi tecnologici digitali di ultima generazione. I pavimenti di marmo e parquet con legno di quercia e i divani in stile georgiano aiutano a creare uno spazio raffinato, completato dalle componenti tecnologiche, come la possibilità di contemplare l'ultima collezione della marca su uno schermo gigante di sette metri d'altezza, o di servirsi di un simulatore per verificare le personalizzazioni dei diversi modelli di abbigliamento.

Il ruolo primario dell'illuminazione

La ristrutturazione cerca di trarre massimo vantaggio dalla luce naturale che entra attraverso le aperture nella facciata e la cupola nello spazio centrale. L'illuminazione artificiale si appoggia al recupero o alla riproduzione di alcuni lampadari da soffitto antichi di grandi dimensioni, che hanno una funzione principalmente decorativa. Questo tipo di illuminazione è poi completata da fasce di luce collocate in maniera discreta in strutture pendenti bianche di metallo, che corrono lungo le cornici all'interno. In questo modo si ottiene un'illuminazione omogenea e controllata, evitando il conflitto tra luci di diversa natura.

Il risultato è uno spazio luminoso e pulito. La qualità e attenzione verso ogni dettaglio elevano il nuovo spazio al massimo delle capacità, in armonia con la cornice storica in cui si colloca, e con il ruolo che deve esercitare. In questo modo, si esprime in gran misura il concetto sviluppato da Christopher Bailey a tutti i livelli, da quando ha assunto il proprio ruolo in Burberry, che presuppone la trasformazione di una struttura associata all'essenza britannica classica, in un prodotto moderno con vocazione innovatrice, senza perdere i valori della qualità artigianale.

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